
il secondo lavoro....
diecipiccoleeleganticanzoni
prodotto da luigi”rosybyndy”piergiovanni
hanno suonato :
luca trolli - batteria e percussioni
francesco puglisi - contrabasso
roberto de luca - piano e tastiere
eddy palermo - chitarre
gaspare bernardi - corno
tom sinatra - chitarra in “l’orologio”
rosybyndy - voce





Erano i giorni
Erano i giorni delle biciclette - Di targhe alterne e d’austerità - Suonavi ancora solo per te stesso - Cercando spazzi nei concerti pop
Torino e Juve un campionato a parte - Gimondi e Motta vanno al giro e al tour - E si esce poco compreso quando è festa - Lo dice Dalla nell’anno che verrà
Circola il fumo,comincia l’eroina - C’è sempre chi si attacca al muro il Chè - Lo stanco Nino si accascia a Montecarlo - Rimpiange Griffith ed abbandona il ring
Anni
70 anni di piombo - Io vado a fondo ma vivo e suono rock
Anni 70 anni di piombo - Io vado a fondo ma vivo e suono rock
Se una radio è libera ma libera veramente - Mette il tuo disco e non ti chiede niente - In discoteca infuriano i Travolta - E fai scalpore se un po’ ti atteggi a gay
Brigate rosse rosse come il sangue - Camice nere come l’asfalto al sole - Ed in cantina facendo i bagni turchi - Noi cercavamo gli accordi dei Pink Floyd.
È meglio aver commesso degli
sbagli
Per fretta per orgoglio o per pietà
Che vivere corroso dai rimpianti
Vestendosi di falsa dignità.
Se vuoi sentirti un uomo
Un uomo vero non servono miliardi e decolté
Ma solo la fiducia che ai in te stesso
ascolta vecchio mio fai come me
La mia vita la vivo come un Dio
Anche a pezzi io resto sempre io
la mia vita è lei la mia realtà
è oscena sporca e pazza
ma è sempre verità.
Un oasi nel deserto è la mia vita
La trovo quando non ci credo più
È bello lo specchiarsi in un coltello
Quando a guidare il manico sei tu.
La mia vita
…….
Da tre giorni stessa faccia
Stesso vestito non metto passi
Non invento parole
Sentirsi meglio è lontano
Come vacanze nei mari del sud
Ci vorrebbe una nevicata
Per avere souvenir
Ci vorrebbe una nevicata
Per avere souvenir.
Da tre giorni stesso cibo
Tanta birra non prendo sonno
Non mi lavo i capelli
L’atollo privato è virtuale
Come vacanze nei mari del sud.
Ci vorrebbe una nevicata…….
Non ricordo quello che è passato.
Quando fortunata fortunatamente
Ho inciampato nel tuo viso
Un ritmo di cuori lento e veloce.
Magari jazz
Magari rap
Magari pop
Magari dance
Magari.
Amori Trasparenti
Non è finita
la notte dei pericoli
resta vagante un’ultima vertigine
il primo sguardo è quello più difficile
e tu sei sempre lì a pochi passi da me
ma non è solo un problema di velocità
di che profumo e di che giorno è
verso quest’ora i miei freni sono fragili
e tu sei sempre lì a pochi passi da me.
È inutile
nascondere che ti ho comprato
una spilla d’argento con
cui potrai trafiggere
gli amori trasparenti.
Una volta per coraggio
Una volta per tirarmi un po’ su
Una volta per capire chi sei
Una volta per sorridermi
Sorridimi anche tu
Sorridimi anche tu Sorridimi di più.
Non è finita La notte dei pericoli
Resta nell’aria quest’ultima vertigine
i cuori brevi all’alba si defilano
e tu sei sempre lì oppure non ci sei
ma non è solo un problema di velocità
di farmi largo per arrivare a te.
Verso quest’ora i miei passi sono fragili
e tu sei sempre lì oppure non ci sei.
È inutile
nascondere che ti ho comprato
una spilla d’argento con
cui potrai trafiggere
gli amori trasparenti.
Una volta per coraggio
Una volta per tirarmi un po’ su
Una volta per capire chi sei
Una volta per dovere d’età
Sorridimi anche tu Sorridimi anche tu Sorridimi di più.
IL NIENTE
ECCO SIAMO NOI - STESSI LIBRI STESSI EROI - STESSE FRASI
STESSE IDEE
STESSI BATTITI MAREE - PARALLELI IN ARMONIA - COME LAME IN SINTONIA
POI IL NIENTE - IL NIENTE
ECCO SIAMO NOI - STESSO AMORE PER DALI’ - STESSI BACI NEI METRO’
QUALCHE PICCOLA FOLLIA - QUALCHE LUCIDA MANIA - GRAFFI SULLA PELLE MIA
POI IL NIENTE - IL NIENTE - IL NIENTE
IO TI CERCHERO’ OVUNQUE TU SIA - IO TI TROVERO’
(PERCHE’) SARO’ LA TUA SCIA
IO TI MANGERO’ CON FRENESIA - IO TI RUBERO’
IO TI CERCHERO’
ECCO SIAMO NOI - COME SEMPRE IN MEZZO AI GUAI
- NEI SOBBORGHI DI SHANGAI
A MILANO NEL VIAVAI - COME TOPI DENTRO I PUB - COME AMANTI ALLA STAZIONE
POI IL NIENTE - IL NIENTE
ECCO SIAMO NOI - TRA LENZUOLA IN UN MOTEL - SULLA SPIAGGIA SOTTO UN
PLAID
CON LE GAMBE INTORNO A TE - IO CERCAVO UN PO DI ME - E SOGNAVO QUEL
DOMANI
POI IL NIENTE - IL NIENTE - IL NIENTE
IO TI CERCHERO’ OVUNQUE TU SIA - IO
TI TROVERO’ (PERCHE’) SARO’ LA TUA SCIA
IO TI MANGERO’ CON FRENESIA - IO TI RUBERO’
IO TI
CERCHERO’
Buttalo via non mi da pace
Questo rumore
Mi rompe il cuore
Tempo che batti
Notte che passi
C’era una donna sopra di me
ah non toccarmi più cosi
ah non toccarmi più cosi
ah non toccarmi più cosi
E se ne andava con le sue ore
Tra le lancette piene d’amore
Le sue valige piene di giorni
E un orologio dentro i miei sogni
ah vendo tutto quel che ho
ah ti do solo quel che avrò
E verso te io correrò
Apri le braccia più che puoi
Più che puoi
Io voglio stare qui con te
Io voglio stare qui con te
Qui con te …….
Questione d’abitudine.
A
questo punto è semplice.Questione d’abitudine,
Legarmi non è facile, sorella solitudine.
Le donne che mi amano sono tutte uguali:
Un cappuccino a letto e i soliti giornali
Il giorno dopo ognuno che va per la sua strada.
Legarmi non è facile, no,sarebbe un temporale.
Pensate un po’ se avessi sempre la stessa donna,
Avrei sostituito la moglie con la moglie.
La domenica, poi, sarebbe disumano
Se non avessi un televisore a portata di mano
Con tutto lo sport che c’è……
Mi sembra di sentirla la donna del mio cuore
“Ma ti rincretinisci andiamo un poco fuori”
Mi dispiace forse un poco per mia madre,
Perché non ha una donna da poter criticare
E vaglielo a spiegare che non è proprio il caso
Che vivo meglio solo, Con tutti i miei pensieri appesi a un chiodo.
Fra tutte le mie carte di pagine perdute
Dimentico perfino che non ho più ventanni.
Se faccio poi l’amore con una dolce amica,
Non vedo proprio l’ora che presto sia finità.
Stando cosi le cose, questione d’abitudine,
Legarmi non è facile….Questione d’abitudine.
ATTESA
In principio tu lo sai non era li
dimmi si
Non è quello che tu vuoi
Però nascondimi dentro te
A prima vista non compresi
Che il treno aspettava te
Partimmo insieme come due innamorati
Che dividono gli occhi
Lo sguardo, le parole
Le scene fuori noi via
Scorrevano illuminando qua e la
Il tuo viso
Alla stazione un’aria fresca
Ci avvolse di tranquillità
E non so più cosa ho
Sei nel mio cuore
Che si divide a metà
L’abilita non è sempre sai
Quel Che ti da la felicità
La notte ci sorprese limpida
La musica era intorno a noi
Il suono delle voci
Tra il silenzio delle stelle poi
Non trovo le parole
Che si fondono alla realtà
I nostri sguardi sono anima
Le nostre mani verità.
In principio tu lo sai non era li dimmi si
Dimmi si…
menguccio
che ne so, che ne so, di te di me,di
te di me
che ne so, che ne so, se pensi mai che penso a te
sono ancora qui, senza casa mia
per favore scendi e, fammi compagnia
con gli altri non parlavi, e la sera mi dicevi...
e siamo piedi e siamo mani, e mondi sempre piu’ lontani
e siamo maschi e femmine, sudore nervi e lacrime
e siamo braccia e siamo gambe, piu’ veloci e meno stanche
e siamo vino pane e sonno, tutti figli di mio nonno
dove sei, dove sto, e quando tornerai, me lo racconterai
come stato, come stai, se sei cambiato o no,
se hai ritrovato lei.
mi dicevi sempre non fermarti mai, vai per la tua strada,
non pensare a noi, al massimo moriamo,
e che sarà mai!
e siamo piedi e siamo mani, e mondi sempre piu’ lontani
e siamo maschi e femmine, sudore nervi e lacrime
e siamo braccia e siamo gambe, piu’ veloci e meno stanche
e siamo vino pane e sonno, tutti figli di mio nonno
di mio nonno.
allora amore mio, tu non sentirti sola, a noi ci pensa lui
ci mette una parola, e ci verrà a trovare e ci offrirà da bere.
e siamo piedi e siamo mani, e mondi sempre piu’ lontani
e siamo maschi e femmine, sudore nervi e lacrime
e siamo braccia e siamo gambe, piu’ veloci e meno stanche
e siamo vino pane e sonno, tutti figli di mio nonno
Sintomi
Sintomi forti nella musica Che
non ho
Correndo tra gli incastri della vita
Che grida è strano forte non ho mai
Guardato su e nella polvere i pensieri di te.
Sintomi deboli di un giorno che non c’è più
di un libro vero da riscrivere sognando
immergendomi nel blu
di quel mare che bagnava sempre la tua anima di se.
Morbido e avvicinando la mia mano su di te
La sensazione che il vento s’impadronisse di me
In quel momento sai capivo
Che la vita e come chi restando in piedi aspetta
Che tutto arrivi e noi Girando intorno
Tutto quello che in un giorno c’è
sintomi di musica intorno a te
di ritrovare sensazioni di soronità
di verità maledetta sera di novembre
che non riesco a mandar giù
E spinge sul mio cuore forte forte…
Sintomi lenti nelle dita
Si muovono cercando suoni tra le sensazioni
Che vivono vibrando per non fermarsi mai
Tra le note vai in un disegno lento d’armonia Che fai.
Guardando il mare fin lassù Solo adesso so dove sei tu
E m’incammino dentro un buio Di blu.
Sintomi respirando La tua frase al mio cuore mandò
Per rimanere lì presente Parlando alla mia mente la tua mano nella mia
Piangendo andava via Quanta energia io non ho
Soffiato nella
tua E’ colpa mia ..
In EskoryazyonyKarmyke, suo primo
lavoro, regnava un futuro prossimo, ma ormai irrimediabilmente compiuto, una
linea nervosa di techno che si congiungeva alla melodia del ventesimo
secolo.
E Rosybyndy appariva dunque in quel primo disco come un antico-moderno guru
dell’elettronica, melodista insoddifatto, occupatore occulto di hit parade
in incognito. Oggi invece, con il suo secondo lavoro, Il portiere di riserva
(Interbeat, 2004-Distribuzione e Promozione Storie di Note), ha scelto di
esplorare la parte più intimistica della sua sfaccettata personalità.
Realizzando un’opera riflessiva e molto autobiografica. Un disco dedicato a
chi non è in prima fila sotto i riflettori accesi, ma a chi vive comunque
sempre pronto ad entrare in gioco, nella mischia.
Rosybyndy non ama definirsi solo un musicista, quanto piuttosto un
assemblatore che ironicamente se “anche va a fondo, vive il suono rock”,
come canta in Erano i giorni.
Ne Il portiere di riserva mostra oggi interesse per un suono acustico
totale, coinvolgendo attorno a sé ottimi musicisti come Luca Trolli alla
batteria (già con collaboratore di Fabio Concato), Francesco Puglisi al
contrabbasso, Eddy Palermo alle chitarre, Tom Sinatra alla chitarra acustica
e Roberto De Luca alle tastiere che collabora anche agli arrangiamenti dei
brani. Pur restando tutta la produzione ancora una volta tutta nelle mani
del solo Rosybyndy.
Dopo tanti anni di navigazione nell’industria discografica come produttore,
arrangiatore, editore, Rosybyndy esce ancora una volta allo scoperto con
un’altra faccia della sua molteplice ed intrigante personalità. Volta pagina
e sorprende ancora una volta. Rosybyndy non mostra più il suo volto
grottesco ed esilarante, ma dà nuovo corpo alla sigla che ha scelto per
presentarsi alla sua nuova vita rivelando con eleganza e sapienza l’identità
di un uomo ricco di storia, di spessore, di poesia.
La ricchezza delle “y” nel suo nome d’arte sottintende comunque sempre la
tragicomicità della vita, dell’arte. Una scelta artistica che si riaggancia
alla sua storia personale che affonda già negli anni ’70 con gli Ars Nova.
Rosybyndy è anche un acronimo dunque dietro cui si cela il suo definirsi “un
disabile fuori dagli schemi che odia il pietismo attorno a sé”.
Raffinatissima canzone d’autore del futuro quella de Il portiere di riserva.
Che riannoda questa volta anche un intenso e personalissimo passato. Come ne
La mia vita, un pezzo antico, mai pubblicato prima e che Rosybyndy ha scelto
di proporre oggi per la prima volta anche come atto d’amore verso suo padre,
che nei confronti di questo brano aveva un’affezione particolare.
Erano i giorni, brano d’apertura del disco, rappresenta invece una
riflessione sugli anni ’70. I tanti amici persi per strada, caduti nelle
trappole della vita. Compagni di un’avventura con cui si è condiviso grandi
ideali.Poi c’è Menguccio, scritta per Rosybyndy da Domenico Evangelista e
che simboleggia la figura archetipa del nonno. Questione di abitudine è un
puro Pino Pavone d’annata. Amori trasparenti, scritta questa volta a quattro
mani con Pino Pavone, fotografa in maniera esemplare il momento del rapporto
tra una persona matura con una donna più giovane a cui si trova a chiedere
per “dovere d’età” una serata d’amore. L’orologio descrive, sulle cadenze di
un arrangiamento argentino, una relazione vissuta sempre con le valigie
pronte. Da tre giorni è il momento del completo abbandono in cui vorresti
cancellare tutto di te. Solo una storica nevicata potrebbe far riapparire
certi ricordi. Sintomi sono quelle manifestazioni che ti assalgono in certi
momenti di abbandono. Attesa fotografa il desiderio di un amore che hai
conosciuto nel passato e che improvvisamente hai voglia di rivedere.Infine
Il niente, tra i brani opera integralmente di Rosybyndy/Piergiovanni, è la
storia di un amore disperato tra due personaggi ai margini che finiscono per
annullarsi.
Ieri c’era il futuro. Oggi parla passato. E domani?
Jonathan Giustini
